Una delle maggiori colpe di chi governa oggi Roma, e di chi lo ha fatto in passato in eguale misura, è l’incapacità di far rispettare le regole e di applicare la pena stabilita ai trasgressori. Oggi, chi cerca di combattere il degrado della città invoca proprio quel controllo e quella attenzione che in altre città, soprattutto al nord, sono presenti e fortemente avvertiti.

Roma è una metropoli allo sbando

dove tutto è permesso e dove il cittadino sfoga in tutta libertà la sua maleducazione e la sua mancanza di senso civico, aiutato e confortato dalla consapevolezza che nessuno interverrà mai ad impedire la propria scelleratezza. Uno stato, nel nostro caso un luogo, dove le istituzioni latitano, genera derisione e sfiducia e incentiva comportamenti che lo distruggono e lo umiliano.

Se poi chi rappresenta le istituzioni sbandiera ai quattro venti rigore e legalità, emettendo ordinanze che non è in grado di far rispettare ed esponendosi in questo modo al ridicolo e alla derisione, allora la cosa diventa davvero drammatica e apparentemente senza soluzione.

Il Secondo Municipio offre un panorama sconvolgente da questo punto di vista

Immondizia ovunque, dissesto stradale, vegetazione non curata e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo scelto un esempio che ci sembra emblematico e che mostra chiaramente come il cittadino e le istituzioni stiano distruggendo Roma. Siamo all’università Sapienza, la più grande università d’Europa e anche la più antica (è nata nel 1303).

Si tratta dell’angolo tra viale regina Margherita e viale del Policlinico. Le fotografie ritraggono lo stato dei pali che costeggiano il muro di cinta del nosocomio universitario e delle aiuole. Avremmo potuto mostrare l’enorme kasbah lungo tutto il viale o il marciapiede divelto in moltissimi punti, ma questo ci ha colpito di più. L’articolo 639 del codice penale (deturpamento e imbrattamento di cose altrui) prevede pene pecuniarie precise fino alla reclusione per mesi o anche anni per uno chi è responsabile di uno scempio del genere.

Naturalmente, in questo caso, come in tutti gli altri casi, nulla è stato applicato. Eppure basterebbe staccare uno di quei fogli e risalire all’imbrattatore….

Ciò è vergognoso e indegno di una città, di una capitale di uno Stato europeo che si definisce civile.

Qui di civile non c’è nulla. Stato e cittadini sono ambedue colpevoli. Noi vogliamo credere in un futuro diverso e combatteremo con tutte le armi possibili affinché la situazione cambi. Ci auguriamo che anche voi che leggete la nostra denuncia siate armati di tale spirito. Perché Roma, la città eterna, la città più bella del mondo, non merita questa fine.

Articolo di Luca Laurenti

Roma è una metropoli allo sbando
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