Roma è una città che muore. Ogni giorno un po’ di più.

Muore sotto i colpi di un governo incapace che la umilia, muore calpestata, ignorata, violata anche dai suoi stessi cittadini, muore di abbandono, perché di abbandono si muore ed è una morte orrenda. E se loro, i cosiddetti “politici”, coloro che dovrebbero aver cura della “polis”, hanno le loro innegabili colpe, anche noi che subiamo il loro inganno senza ribellarci, che guardiamo scuotendo la testa e passiamo oltre, abbiamo le nostre.

Il degrado di Roma è anche questo.

Non è solo la montagna di rifiuti maleodorante che giace sotto casa e in tutta la città, non è solo l’ubriaco che urina tra i passanti, non sono i cancelli chiusi del Colosseo per assemblea sindacale, non è la metro allagata per una pioggia di mezz’ora.

Il degrado, quello peggiore, quello più difficile da combattere, siamo tutti noi. Certo, la responsabilità di chi si erge a risolutore dei problemi, di chi si autoetichetta “il nuovo”, di chi si autocelebra con post deliranti sui social, di chi promette miracoli ingannando anche il gregge che lo ha portato al potere e lo segue senza neanche capire perché, è un degrado non paragonabile alle ignobili vergogne della nostra città.

È la creatura mostruosa di Alien, il virus contro cui non esiste vaccino, è ciò che annienta la volontà di risorgere, in qualche modo, a tutti i costi.

Quello dei cittadini, quello che va sotto il nome di “passività”, è certamente più giustificabile. È figlio dell’impotenza, della consapevolezza della propria insignificanza, del silenzio del proprio grido. Perché mai come oggi, il cittadino ha contato tanto poco. Se chi governa ascoltasse, leggesse, condividesse, partecipasse, avrebbe solo una cosa da fare: andarsene.

Ma questo non accade. Chi governa non ascolta, non vede, non ragiona.

Il degrado di cui è imbibito dalla testa ai piedi non glielo permette, lo rende cieco, sordo, lontano. Il cittadino è dunque giustificato, il politico no. Forse è giunto il momento di prendere consapevolezza che Roma ha bisogno dei suoi figli, non dei suoi politici. Se riflettiamo su questo, probabilmente, troveremo quell’energia che trasformerà il nostro grido in un urlo che anche chi è sordo, o gioca a fare il sordo, non potrà non sentire.

Articolo di Luca Laurenti per Roma Attiva

Il degrado di Roma
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