Forse non tutti ne sono a conoscenza, ma il sistema di raccolta rifiuti a Roma e la stessa AMA sono quasi al collasso. Questo dato di fatto è ben rappresentato, o almeno dovrebbe esserlo anche per i più ottimisti ed esultanti dei cittadini, dallo stato dei nostri cassonetti e dalla continua presenza animali di ogni genere, dai volatili ai cinghiali, che insieme ai topi banchettano allegramente intorno ai secchioni stracolmi e corcondati dalla mondezza.

Il dramma c’è e si vede.

L’AMA è in messa difficoltà, in parte (non così rilevante come ci fanno credere) dalla gestione del personale, ma soprattutto dall’assenza di impianti di trattamento e discariche di servizio: il rifiuto di Roma deve fare centinaia di chilometri per essere smaltito, finendo spesso all’estero con un costo dal 20 al 50% in più del normale. Parliamo di centinaia di milioni l’anno.

Questo scempio ha origini lontane, ogni organo dello Stato ha le sue responsabilità, compresa la Regione Lazio la quale però adesso, come preannunciato da tempo, sancendo formalmente l’arrivo della “emergenza rifiuti di Roma” interviene a gamba tesa sulla gestione pachidermica della giunta Raggi.

È di pochi giorni infatti fa la notizia che a seguito sia di una lettera della Regione Lazio, sia di un intervento forte dell’antimafia, il sindaco Virginia Raggi ha dovuto autorizzare l’utilizzo degli impianti di Cerroni a Malagrotta (storico protagonista del sistema rifiuti nel Lazio) per ben 1.200 tonnellate al giorno, pari al 25% circa di quanto si produce in tutta Roma. Inoltre è stato nominato un Commissario Straordinario per la gestione dei rapporti fra AMA e le società del Gruppo Cerroni, esautorando di fatto il primo cittadino; un notizia non si sa perché passata in sordina.

Bere od affogare.

Pertanto l’unica soluzione rimasta oggi ai cittadini romani, dopo ben 10 mesi di immobilismo della giunta con assessori indagati-dimessi e lentezze varie, è di bussare di nuovo alla porta di Cerroni, il proprietario della discarica di Malagrotta (che non verrà riaperta) e dei vicini impianti (che ora verranno utilizzati appieno), nemico giurato del popolo pentastellato, che adesso mastica amaro (o almeno dovrebbe farlo se correttamente informato).

Questo è il quadro di oggi, ma cosa prevede di fare la Raggi in futuro?

Sempre in questi giorni, per parare la botta del commissariamento, la giunta Raggi e l’assessora Pinuccia Montanari (che ha lavorato molto bene in comuni del Nord Italia) hanno presentato il loro piano rifiuti 2017-2021: ci sono molti spunti interessanti, quali il rafforzamento delle isole ecologiche, i provvedimenti sui rifiuti elettronici ed ingombranti e persino il tema pannolini.

Ma poi, quando si analizzano i numeri macro (banalmente quanta monnezza avremo in totale e dove la manderemo), il quadro d’insieme diventa assolutamente “fantasioso” e poco adeguato ad affrontare l’emergenza.

Fantasia al potere.

Il piano infatti prevede di portare la raccolta differenziata nel 2021 ad un irrealizzabile 70%, basato su di un presupposto a dir poco infondato. Quello che colpisce è la forte sensazione che, per l’assessora che viene dal Nord e per i milanesi della Casaleggio Associati, la colpa di tutto sia dei romani e del loro essere “zozzoni”.

Peccato che non sia vero!

La quota di differenziata praticata a Roma (43,5%) è superiore a quanto riescono a fare altre grandi metropoli europee come Londra e Parigi, ed è in linea con quanto raccoglie l’efficientissima Berlino. Qualcuno dovrebbe spiegare loro che, per una metropoli come Roma, il termine di paragone non è un comune del nord Italia di 20.000 abitanti, ma le grandi capitali mondiali.

E pertanto, sebbene la quota di raccolta differenziata possa essere incrementata e migliorata su alcuni rifiuti specifici, il livello realisticamente ottenibile è quello del 55-60% (che oltretutto ben pochi grandi capitali raggiungono).

La nostra sensazione è che con il piano rifiuti appena presentato si vada incontro ad un errore di valutazione spaventoso, che porterà una nuova emergenza al cui confronto quella di oggi è acqua fresca.

I vertici Grillini non sbagliano solo i congiuntivi.

Esiste qualcosa di profondamente sbagliato nel prevedere che nel 2021 si avrà una quota di differenziata pari ad un irrealizzabile 70%, una riduzione del 15% dei rifiuti totali (a meno di non puntare sulla recessione della Capitale), l’assenza di una piccola discarica di servizio, l’assenza di nuovi grandi impianti di trattamento tranne che per l’umido, con una sottostima addirittura del 33%.

Facendo due contri “a spanne”, ci potremmo trovare di fronte ad un totale di 500.000 tonnellate/anno di rifiuti, differenziati o non differenziati, che il piano non ha previsto e che non sapremo dove mandare (o meglio continueremo a mandare in giro per l’Europa).

Non dobbiamo giocare con il futuro di Roma!

È sicuramente bello pensare di applicare le migliori pratiche europee, ma poi bisogna fare i conti con la realtà, prevedere una discarica di servizio ed un incremento della capacità impiantistica di AMA; cosa che oltretutto genererà forti utili e grandi risparmi che potrebbero beneficiare i romani.

Le cose sono due.

O non lo sanno (ma ci pare impossibile) o per tenere buona la piazza a 5 Stelle si sta giocando una pericolosa partita sulla pelle di Roma e dei suoi abitanti.

Luca Borreale per “Roma Attiva” e per l’associazione “Quello che davvero Conta

Emergenza Rifiuti: è arrivata la fantasia al potere
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