Sul tema dell’immigrazione illegale in Italia due elementi emersi negli ultimi giorni rischiano di scoraggiare le speranze di riuscire a fornire risposte concrete che tutelino i nostri interessi nazionali. Il primo è un dato oggettivo, reso noto dal ministero degli Interni e che rivela come dall’inizio dell’anno al 5 marzo siano sbarcati in Italia dalla Libia 15.844 migranti, il 74,09% in più rispetto ai 9.117 dello stesso periodo dell’anno scorso.

Ancora una volta si tratta di persone, per lo più uomini adulti e in buone condizioni fisiche che non fuggono da guerre o carestie e sono benestanti per gli standard dei loro paesi di origine (Guinea, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal, Marocco, Mali, Sierra Leone e Camerun e Bangladesh).

Si tratta di migranti economici che non avrebbero alcun titolo per essere accolti in Italia in base alla Convezione di Ginevra sui rifugiati, persone in gran parte da espellere anche secondo l’agenzia europea Frontex e lo stesso governo italiano che pure continua a consentire lo sbarco in Italia a chiunque paghi i trafficanti.

L’incremento dei flussi registrato nei primi 65 giorni del 2017 può essere attribuito a diversi motivi: le buone condizioni del mare, forse il timore dei trafficanti che presto Roma si decida a bloccare gli accessi al territorio nazionale e infine un incremento degli immigrati portati in Italia dalle imbarcazioni delle numerose organizzazioni non governative che, a differenza di quelle militari, operano ormai a ridosso se non all’interno delle acque territoriali libiche al punto che la stessa Prontex ha raccomandato un’indagine sul loro operato sospettando un’intesa, tacita o meno, con i trafficanti.

Il secondo elemento emerso recentemente riguarda la valutazione espressa dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, secondo il quale il problema dell’immigrazione illegale non lo risolve neppure Mago Merlino e in Senato ha detto che l’obiettivo da perseguire è frenare «i migrantì in procinto di attraversare il mare» per «regolare i flussi». Dichiarazioni che hanno il sapore della resa incondizionata, che certo incoraggeranno altri milioni di africani a partire e i trafficanti a procurarsi altri gommoni e barconi per aumentare anche quest’anno gli incassi che nel 2015 erano stimati da Europol in 6 miliardi di euro.

Che differenza con la comunicazione attuata negli anni scorsi dal governo australiano che con la campagna «No way» e l’operazione Sovereign Borders («confini sovrani», termine che nell’Europa di oggi rischia quasi di suonare reazionario) riporta nelle acque di partenza le imbarcazioni di migranti illegali scoraggiandone i flussi e impedendo migliaia di morti in mare. Chiamare in causa Merlino o altri maghi, anche se come battuta, scoraggia invece quegli italiani che si aspettano che la politica cerchi e trovi soluzioni combattendo con determinazione l’illegalità per stroncarla, non per frenarla o regolarla.

Eppure non mancano opzioni diverse dal consentire a tutte le navi militari e civili di qualunque nazionalità di sbarcare in Italia gli immigrati illegali la cui accoglienza genera un giro d’affari che quest’anno supererà i 4 miliardi di euro. Proviamo a prenderne in esame alcune.

La Marina italiana e la flotta europea potrebbero attuare «respingimenti assistiti», raccogliendo in mare i migrantì già nelle acque libiche, evitando naufragi e migliaia di vittime ogni anno. Sulle navi militari si potrebbero separare bambini soli e persone bisognose di cure da trasportare in Italia (e poi rimpatriare esercitando pressioni anche economiche sui paesi d’origine) da tutti gli altri da riportare immediatamente sulle spiagge libiche.

Un’operazione da attuare impiegando mezzi da sbarco e scorta militare con una nave da guerra a protezione di quel tratto di spiaggia. I flussi cesserebbero nel giro di una settimana poiché nessuno pagherebbe più i trafficanti sapendo che si ritroverà in Africa. Inoltre l’Onu sarebbe obbligato a intervenire in Libia per rimpatriare i 400 mila migranti che secondo le stime sono in attesa di imbarcarsi del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha ribadito che per penetrare con le flotte nelle acque libiche occorre il via libera del governo libico o dell’Onu.

In realtà statunitensi, emiratini, egiziani e algerini hanno condotto azioni belliche in Libia senza chiedere permesso a nessuno e l’Italia ha tutto il diritto di «respingere al mittente» le minacce provenienti da un territorio fuori controllo quale la Libia. Inoltre il ministro degli Interni Marco Minniti ha firmato un accordo col premier libico riconosciuto, Payez al-Sarraj, che ha poche speranze di concretizzarsi anche quando avremo addestrato i 500 uomini della Guardia costiera libica fornendo loro 10 motovedette.

Al-Sarraj non controlla neppure Tripoli e le milizie che lo sostengono sono in parte le stesse che siarricchiscono con i traffici di esseri umani Non solo. 1500 marinai libici divisi in turni di 8 ore e al netto di un assenteismo endemico da quelle parti nell’impiego pubblico potranno garantire al massimo la presenza di un centinaio di uomini con poche motovedette in mare per coprire centinaia di chilometri di costa e che speriamo vengano usate contro i trafficanti e non per catturare i pescherecci di Mazzara del Vallo. Perché allora non subordinare il sostegno di Roma ad al Sarraj al via libera di quest’ultimo ai respingimenti dei migranti illegali?

Certo varare i «respingimenti assistiti» richiederebbe coraggio e determinazione politica «all’australiana» ma vi sono anche opzioni più «morbide». Il diritto internazionale obbliga a soccorrere in mare gli immigrati illegali e a sbarcarli nel «porto sicuro più vicino»… che non è mai stato un porto italiano! I porti maltesi e tunisini sono molto più vicini ma La Valletta, pur se membro della Ue, non ha mai accolto migranti che turberebbero la «vocazione turistica» della sua economia e Tunisi non vuole saperne perché teme restino poi all’interno dei suoi confini.

Convincere la Tunisia, anche con aiuti finanziari, ad accettare che immigranti vengano sbarcati nei suoi porti e poi rimpatriati dall’Onu (come accadde nel 2011 per un milione di lavoratori stranieri in fuga dalla guerra civile libica) determinerebbe la fine dei flussi illegali perché nessuno acquisterebbe dai trafficanti un «biglietto» per Tunisi.

Non mancano quindi soluzioni diverse dal subire i «diktat» di chi si arricchisce (sulle entrambe le sponde del Mediterraneo) con i traffici migratori ma occorre che la politica si assuma le sue responsabilità invece di appellarsi ai maghi.
Gianandrea Galani per Il Mattino

 

Per l`emergenza migranti non serve Mago Merlino
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