Roma città buia. C’è questo aggettivo – “buio”- che, parlando dei mali della città su queste pagine, sia Corrado Augias che Marco Lodoli hanno usato. E tutt’altro che in senso metaforico.

Mi è suonato familiare, ha dato concretezza a una sensazione che non riguarda soltanto via Veneto, o un quartiere in particolare. E allora ho capito: sì. Roma è una città sempre più buia.

Roma città buia. Cupezza quasi sconfortante.

Attraversando il centro, ieri sera dopo le sette, ho avuto l’impressione di una cupezza quasi sconfortante. Largo Argentina, poco oltre il teatro, avvolto da un’oscurità praticamente totale. Buio pesto scendendo dal Campidoglio verso Bocca della Verità, buio sul lungotevere, buio, troppo buio su via Ostiense.

L’indagine

Un’indagine risalente a dieci anni fa aveva fatto piombare la capitale fra le città più buie d’Italia: 59 punti luce ogni mille abitanti, poco più della metà di Milano e Torino (100 punti luce per mille abitanti).

“Rincasare dopo l’imbrunire confidando nei lampioni? Meglio tifare nel chiar di luna” si leggeva su Repubblica esattamente il 27 gennaio 2009: “Se non sono spenti, semplicemente non sono.

A vigilare sulla sicurezza di una passeggiata senza più il conforto dei raggi di sole ci sono 59 punti luce ogni mille abitanti, una miseria denunciata ieri dal rapporto dell’Ufficio studi di Mediobanca”.

La situazione è migliorata?

Non sembra. Fatto è che, perfino nel corso delle ultime festività natalizie, l’impressione non è stata quella di una città scintillante. Piazza Navona, nei giorni dell’Epifania, restituiva un colpo d’occhio piuttosto lugubre.

Austerità o incuria?

Un pericoloso misto delle due cose. I commercianti, comunque, si erano lamentati parecchio. Sono salito su un taxi, ho azzardato a porre il tema. Il tassista era un fiume in piena: appena dopo il tramonto, sono più le strade in cui si vede poco e male che quelle ben illuminate.

Basta che piova e si fa una dannata fatica a guidare; il rischio di investire qualcuno è alto, troppo. Ma poi, al di là di questo – ha aggiunto – c’è questa sensazione, faticosa da digerire, di una città bellissima lasciata a sé stessa, abbandonata, in un crepuscolo perenne, in un’aria da coprifuoco.

Quel tassista ha ragione.

L’illuminazione di una città non c’entra solo con un generico – e comunque prioritario, direi fondamentale – principio di sicurezza e decoro. Rientra in un orizzonte più ampio di immagine e perciò di attrattiva. Tanto più se si tratta di una metropoli che vive (o dovrebbe vivere) soprattutto di turismo.

Ci stiamo arrendendo.

Ci stiamo arrendendo, forse ci siamo quasi arresi – in centro come in periferia – a un’idea di “città dimezzata”, incapace di valorizzare anche quel poco (che è immenso) a cui basterebbe giusto un po’ di luce in più per resistere o per splendere.

Il lungo “notturno romano”

Questo lungo “notturno romano” pare l’estensione pratica di uno stato d’animo dominante, l’effetto di un disincanto ormai quasi totale. Se camminare di notte in una città, nel 2017, dovrebbe di per sé dare un senso di sicurezza, in una città come Roma – e a maggior ragione nell’area archeologica e monumentale dovrebbe dare di più: un senso di magia.

Non è questione di apparenza, di “belletto”: Roma non può essere una città buia, non può lasciarsi cancellare da questa lunga notte di abbandono. Da questa terribile malinconia senza luce. Di Paolo di Paolo per La Repubblica

Roma è al buio, in centro come nelle periferie, ecco nel video un esempio di strade al buio: Via Luigi Schiaparelli e Ottavia, Roma 

Roma città buia

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