Forse è ora di chiederci davvero che cosa stia uccidendo i nostri studenti a Roma. Chissà quanti genitori americani avranno letto questa frase, inquietante conclusione di un reportage del popolare sito di news americano The Daily Beast che ricostruiva la tragica fine di cinque ragazzi in tre anni. Tutti arrivati a Roma dagli Usa per studiare.

Tutti morti in circostanze misteriose, tre di loro dopo essere stati derubati, proprio come Zhang Yao, la studentessa cinese il cui corpo è stato identificato ieri.

Per la morte di Beau Solomon, una promessa della palla ovale, l’arresto di un punkabbestia, uno degli emarginati che popolano gli angoli bui della caput mundi che fu, si è arenato davanti a un Gip: il sospetto scarcerato, il faldone avviato verso il corposo armadio dei «casi insoluti», proprio come i precedenti.

Ognuna di queste storie è finita in prima pagina sui media di tutto il mondo anglosassone, così come la vicenda di Zhang Yao è rimbalzata su giornali e tv cinesi.

Perché Roma oggi guarda a se stessa con occhi provinciali, ma la Grande Bellezza che ha ereditato ha ancora un valore globale. E non basta atteggiarsi a Città eterna per meritare eternamente un posto così alto nel ranking della bellezza.

Che la città sia brutta, sporca e cattiva ormai da anni ha un costo già riflesso nei dati sui flussi turistici, che nell’ultimo anno hanno visto Roma dietro a Milano. Va respinta la tentazione di scaricare la responsabilità sull’ingenuità di questi ragazzi, che magari, trovandosi lontani da casa si lasciando andare a stravizi, o si fidano della gente sbagliata.

È quello che le nostre autorità raccontano ai genitori arrivati in Italia in lacrime, ma è solo una scusa. Una scusa che non può salvarci dal finire marchiati come città a rischio, ultima letale eredità dell’incapacità che governa Roma da anni.

La verità è che in questa città gli angoli bui, le favelas senza legge dove si incontrano gli orchi si allargano sempre più. Non solo le sponde del Tevere o certe stazioni di notte, ma pure luoghi della movida sicuri fino a qualche anno fa. Così la Grande Bellezza rischia di diventare un Amarcord. Giuseppe Marino per Il Giornale

 

Roma da città eterna a favela
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